Il bambino impara il rispetto delle fasi e del tempo giusto del proprio desiderio anche attraverso la relazione con l’altro bambino: scopre che c’è un altro desiderio, con altri tempi, altre esigenze e si accorge che l’incontro è fatto di aggiustamenti, di mediazioni che, anziché limitarla, accrescono invece la capacità di desiderare. Ad esempio, il bambino che durante il gioco nell’angolo-cucina vuole imboccare il suo compagnetto, per parte propria del tutto restio, può trasferire il proprio desiderio dando da mangiare ad un bambolotto e lasciando che il compagno faccia un altro gioco o impersoni un ruolo più desiderato. È questa la giusta soluzione che si raggiunge grazie all’incontro, alla mediazione con l’altro, permettendo ad entrambi di comprendere quanto il desiderio abiti nella relazione e quanto esso, in virtù della relazione stessa, necessiti di aggiustamenti continui. Mediazione possibile a volte anche attraverso l’adulto capace di rendere più fluida la comunicazione e più sentito l’ascolto di sé e dell’altro.

Dada Iacono, Gheri Maltese, Come l’acqua… Per un’esperienza gestaltica con i bambini tra rabbia e paura. Il Pozzo di Giacobbe, Trapani 2012, pp. 11-12