Per quel che riguarda il rapporto tra silenzio e conflitto, poi, è necessario tenere presente un intento di fondo: la tensione ad esplicitare ed elaborare la conflittualità e a trasformarla in energia positiva. Ovviamente il conflitto fa soffrire, ed ogni partner deve crescere nella capacità di non appesantire il rapporto con le ferite della propria storia. Nello stesso tempo, è necessario guardare al conflitto nel suo significato relazionale ed evolutivo, come tentativo, forse non sempre consapevole, di migliorare la relazione. In effetti, crescere in un rapporto significa imparare a coniugare la spinta al legame e quella alla differenziazione, sapendo che si tratta di una tensione che non troverà mai una soluzione definitiva. Essa mantiene vivo nelle relazioni il bisogno di essere assieme nonché quello di essere sé stessi. Se i conflitti non vengono elaborati si cronicizzano e producono un livello basso si vitalità relazionale, risentimenti, chiusure depressive.

Giovanni Salonia, Il silenzio di chi ci sta accanto in M. Assenza – L. Licitra – G. Salonia – A. Sichera, Lo sguardo dal basso. I poveri come principio del pensare, EdiARGO, Ragusa II edizione 2006, pp. 77-78