Di fatto Fabiola non entra in contatto con nessuno eppure è forte il suo bisogno di essere presa, acchiappata, trattenuta. Forte è il desiderio di avere un’intimità particolare con qualcuno, ma sembra che la bambina non sappia come fare per averla. Pare non abbia esperienza di intimità e per questo vaga tra gli adulti, cercando a chi assomigliare, afferrando, prendendo, raccontando storie incredibili. Così, tornando a casa, dopo la scuola, racconta alla mamma di attività mai fatte o di dispetti che di fatto ha agito invece di subirli. Ha bisogno di inventare, trasfigurare, cambiare le cose che accadono. Una di queste volte mi chiede di scrivere una lettera a suo fratello che – dice – è grande e vive a Bergamo. Dedica molta cura all’atto di disegnare e di dettarmi la frase da scrivere. Poi fa la busta e me la dà. Parliamo per un bel po’ e per un bel po’ Fabiola ci lavora. Ma non esiste nessun fratello che vive a Bergamo, né un altro parente. Ben presto, riesce a trasferire nel circoletto il bisogno di storie personali che la raccontino a sé e agli altri. Se ha una storia da raccontare, lo fa con interesse. Si sente vestita, più eretta, più sicura, altrimenti è come nuda e inventa per coprirsi.
Dada Iacono, Gheri Maltese, Come l’acqua… Per un’esperienza gestaltica con i bambini tra rabbia e paura. Il Pozzo di Giacobbe, Trapani 2012, pagg. 26-27