L’azione può accadere senza essere preceduta da pensieri e – ciò nonostante, o appunto per questo – risultare geniale ed artistica. Nell’azione sperimentiamo, in modo corposo, la nostra unicità e la nostra creatività. L’uomo non ha la misura di se stesso solo nell’«Io penso», ma include come intimo elemento della propria identità l’«Io posso». Il bambino che riesce per la prima volta a prendere un oggetto, a camminare, avverte un cambiamento decisivo nella definizione di sé. Definizione che non deve essere preceduta dalla consapevolezza: anzi, a volte, sarà solo l’azione a renderci consapevoli di alcuni vissuti e a chiudere delle esperienze incomplete (Gestalt aperte). Parliamo – è bene precisarlo – dell’azione che prende forma proprio nell’esperienza di contattare il mondo diventando storia: una storia – direbbe Gadamer – che si costruisce assieme e che non esisteva prima di essere agita. Questa azione – quella giusta – genera vissuti corporei e pensieri positivi su di sé, sugli altri, sul mondo, sulla vita.

Giovanni Salonia, L’angoscia dell’agire tra eccitazione e trasgressione. La Gestalt Therapy con gli stili relazionali fobico-ossessivo-compulsivi in G. Salonia, V. Conte, P. Argentino, Devo sapere subito se sono vivo. Saggi di psicopatologia gestaltica, Ed. Il pozzo di Giacobbe, p. 206


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