È stato Martin Buber a prestare particolare enfasi al ‘tra’ – o «traità» (la Zwischen-heit) – come luogo in cui l’Io e il Tu si incontrano. Egli sottolinea che il Mistero e la Grazia (Gnade und Geheimnis) dell’incontro Io-Tu accade non nel territorio dell’Io né in quello del Tu, ma in quel luogo mediano (una sorta di terra di nessuno e di tutti) che è la traità. Fuori dalla traità non si dà relazione, ma disincarnata astrazione o sterile ripiegamento sull’Io o sul Tu. Anche Bin Kimura ha costruito la sua teoria partendo da questa categoria (lo aida, in lingua giapponese), che è una caratteristica della cultura nipponica. Lo aida (il ‘tra’) indica per i giapponesi la dimensione relazionale dell’esistenza, che essi considerano la ‘dimora’ degli umani. In particolare, lo aidainterpersonale esprime la «quintessenza della individualità umana». In un concerto – ci spiega Kimura – il compositore, il direttore dell’orchestra, i musicisti, tutti coloro che stanno ascoltando, sono uniti dentro un comune e condiviso aida. Implicito il richiamo della saggezza giapponese allo aida rappresentato dalla comune condizione umana.

Giovanni Salonia, L’esser-ci-tra. Aida e confine di contatto in Bin Kimura e in Gestalt Therapy, in Bin Kimura, TRA per una fenomenologia dell’incontro, ed. Il Pozzo di Giacobbe, pp. 6-7