Le traità interpersonali-sfondo costituiscono, dunque, la rete di contatti scontati (assimilati e non assimilati) tra l’Organismo e l’Ambiente. Da questo sfondo ad un certo punto emerge un nuovo inter-esse. Come l’etimo latino («essere-tra») rivela, si tratta dell’emergere di una intenzionalità protesa a creare un nuovo contatto (una nuova traità) tra A. e O. A questo punto, il sé si attiva ed inizia un percorso per portare avanti tale intenzionalità fino al suo compimento, ossia fino a sperimentare un inedito contatto pieno con l’A. (contatto che poi verrà assimilato e diventerà habitus scontato). Tale viaggio non è affatto prevedibile né sempre agile e lineare nel suo dispiegarsi: si rivela spesso una sfida e un’avventura. Come ci ricorda Gadamer, «il riconoscimento dell’altro è sempre terreno di lotta». E – possiamo aggiungere – anche il riconoscimento di sé richiede un lungo cammino. Se, infatti, la paura o l’orgoglio sovrastano l’intenzionalità di raggiungere l’altro e di ottenere una propria pienezza, l’Organismo fallisce, interrompe il tragitto e produce patologia. Come una freccia che non raggiunge il bersaglio, questo può accadere perché l’energia non è adeguata (troppa o troppo poca) o perché la direzione non è mantenuta. La confusione nel percepire e nel definire ciò che si sente di volere, la mancanza di sostegno per muoversi verso l’altro, la titubanza nel consegnarsi all’incontro sono altre difficoltà/sofferenze che possono ostacolare o anche interrompere questo viaggio.

Giovanni Salonia, L’esser-ci-tra. Aida e confine di contatto in Bin Kimura e in Gestalt Therapy, in Bin Kimura, TRA per una fenomenologia dell’incontro, ed. Il Pozzo di Giacobbe, pp. 9-10