Dove e come si genera la patologia? Quando il ritmo dell’esperienza, il suo flusso, viene spezzato, interrotto. Più precisamente: quando la progressiva illuminazione/avvicinamento alla figura del contatto viene bloccata e il crescere dell’eccitazione viene smorzato, si impara a controllare deliberatamente l’esperienza così che nel tempo il controllo viene dimenticato, entra a far parte della fisiologia e quindi si trasforma in un’abitudine inconsapevole, mentre l’eccitazione (il desiderio) resta a disturbare lo sfondo corporeo interferendo con ogni situazione successiva. La relazione ferita è quella in cui il contatto non si è compiuto, in cui esso è apparso pericoloso o impossibile, e il sé è stato costretto a trovare un modo per difendersi dal pericolo (trattenendo il respiro, curvando le spalle, ecc.), frenando cioè l’eccitazione e uscendo dal processo con il minor danno possibile, con l’adattamento consentito ‘in emergenza’. Il modo in cui si è bloccata la relazione viene dimenticato, il desiderio di contatto, l’apertura del sé all’incontro con l’altro, la tensione originaria verso il tu con cui l’evento dell’incontro è stato impossibile rimane, ineliminabile.

Antonio Sichera, Dalla frattura freudiana alla continuità gestaltica: lo scarto epistemologico di Gestalt Therapy, in G.Salonia e A. Sichera, Edipo dopo Freud, GTK Books 1 – Rivista di psicoterapia, p. 54