Il disturbo della funzione-Es nel paziente narcisista si può presentare con diverse forme, tra cui la desensibilizzazione e la retroflessione, che conducono ad una cronica tensione corporea. Il sacrificio di se stesso (di parti di sé) avvenuto nella propria storia relazionale significa – come ci ricorda A. Lowen – la perdita di contatto con il proprio corpo e con il proprio Sé. A livello di intercorporeità, particolarmente significativa l’immagine di un mio paziente che rappresentò l’abbraccio della madre in modo scultoreo con le sue mani: una mano (lui) chiusa a pugno, mentre l’altra (la madre) lo avvolgeva e lo stringeva soffocandolo. È la sofferenza del figlio che non può abbracciare pienamente in quanto deve tenere chiuso il proprio corpo per evitare che emergano vissuti che la madre non gradisce. Desensibilizzarsi, ritirarsi ai confini diventa, il modo migliore per evitare depressione alla madre e umiliazione a se stesso. Il Sé si ritira e si presenta al confine di contatto a macchia di leopardo: non sempre e non pienamente. All’esperienza del proprio corpo si sostituirà – come aveva intuito ancora una volta Ovidio – l’immagine, ossia l’ombra. È l’immagine di sè che ha visto negli occhi di sua madre e senza rendersi conto che era solo un’immagine, una parte e non il proprio sè.
Giovanni Salonia, Pensieri su Gestalt Therapy e vissuti narcisistici, in G. Salonia, V. Conte, P. Argentino, Devo sapere subito se sono vivo. Saggi di psicopatologia gestaltica, Ed. Il pozzo di Giacobbe, p. 173