I passi della danza sono le ‘modalità relazionali’ dell’incontro nei vari momenti della vita, il modo con cui io, qui ed ora, entro in contatto con l’altro e con l’ambiente. In GT le singole modalità relazionali assumono valore diagnostico e terapeutico. Salonia parla di ‘diagnosi relazionale’. Il sintomo diventa ‘l’appello alla relazione’, l’adattamento creativo trovato in quel preciso momento dal soggetto verso l’intenzionalità relazionale. […] Che dire delle imprecazioni e degli improperi di Salvatore urlati da lontano, sotto la finestra della mia stanza, e diretti provocatoriamente alla mia persona? Le sue minacce, al di là del contenuto più o meno offensivo, rappresentano una pressante richiesta di attenzione: come incontrare l’altro se sta chiuso nella sua stanza? L’adattamento creativo di Salvatore alla necessità di entrare in relazione con me consiste ‘nell’appiccare il fuoco’ dinanzi alla porta della mia stanza. La sua modalità relazionale è tipicamente ‘proiettiva’. Diviene terapeutico non procedere ad un trattamento sanitario obbligatorio, nonostante la violenza verbale del suo approcciarsi a me, ma aprire la porta ed accettare l’invito a ‘danzare’ insieme a lui. Non ‘procedere’ ad un Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO) significa ‘cedere-pro’, ovvero deporre le ‘armi’ conferite dal ruolo istituzionale e mettersi in gioco nella relazione umana.
Paola Argentino, “Dalla narrenschiff al ‘divenire fiori’: la danza dell’incontro nelle strutture psichiatriche” in G. Salonia, V. Conte, P. Argentino, Devo sapere subito se sono vivo. Saggi di psicopatologia gestaltica, Ed. Il pozzo di Giacobbe, pp. 110-111