Pensare il corpo è una terza via di comprensione della corporeità. Sono decisivi, per il rapporto mente/corpo, i nostri pensieri sul corpo. Possiamo dire che ‘abbiamo/siamo’ il corpo che ci permettiamo di pensare. Il corpo è negato nella misura in cui non ha uno ‘spazio nella mente’. Pensare il corpo ci aiuta a comprenderne i significati profondi: il corpo come qui-e-adesso della presenza, come velamento e svelamento dell’essere, come apertura e chiusura, come limite e come travalicamento, come identità e relazione; come finitudine e come superamento. Solo il corpo ‘pensato’ fa emergere i significati del corpo: il chiudersi e l’aprirsi, il coprirsi e il denudarsi, il ferirsi e l’espandersi, il piegarsi, il distendersi, il prendere e il dare, l’invadere e l’essere invaso. In questo gioco di verbi e di vissuti si costruisce la trama di un’esistenza interessante e significativa.

Giovanni Salonia, Sulla Felicità e dintorni. Tra corpo, parola e tempo, Ed. Il Pozzo di Giacobbe, p. 18