Nel mondo dei bambini l’invidia è un sentimento forte, il desiderio prepotente di avere ciò che l’altro possiede ovvero di distruggere ciò che l’altro ha o rap­presenta. È un sentimento che il bambino esprime con il suo corpo, attraverso il suo sguardo, ‘dicendo’ una sofferenza originata dalla percezione che egli non è o non ha qualcosa di buono, di ammirato, di desiderabi­le. Ciò è chiaramente legato alla sua storia personale, al suo sentirsi impotente e inadeguato, possibilmente deriso da un adulto che è il suo oggetto d’amore e di questa sua sofferenza, o peggio crudelmente umiliato, non può renderla pensabile. Ed è proprio la non pensa­bilità, dicevamo, che rende traumatica un’esperienza, che prolungherà i suoi effetti nel tempo e diventerà una modalità di contatto con il mondo. Se non c’è accanto al bambino un adulto capace di aiutarlo a mettere in atto dei modi adeguati di riconoscere e di vivere questo sentimento, egli vivrà tormentato dal confronto, teso a misurarsi e cogliere anche le minime sfumature delle differenze con l’altro, vedendo piut­tosto quello che manca rispetto a quello che c’è, non considerando mai le cose in se stesse, ma soltanto in rapporto ad altre, immaginate, pretese, onnipresenti. È così che si diventa incapaci di vedere se stessi per come si è e di vedere l’altro come diverso da sé, e dunque fonte di arricchimento e di incontro.

Dada Iacono – Ghery Maltese, “L’invidia, i bambini, le fiabe”, in Giovanni Salonia (ed.), “I come invidia”, Cittadella Editrice – Psicoguide, 1° Edizione Marzo 2015, pp. 88-89