Nel nostro tempo – come notava K. Lorenz – incontriamo più persone in una settimana di quante i nostri avi ne incontravano in una vita intera. È urgente perciò essere attenti a non vivere le relazioni interpersonali dentro la logica della corsa frenetica e dell’usa-e-getta. La cultura narcisistica ci ha fatto perdere la capacità dell’intervallo (Dorfles), della pausa che ci riporta al ritmo della vita e della relazione e, parimenti, ci permette di assimilare le esperienze e di esprimere la nostra creatività. Chi, dopo un incontro con l’altro, sente emergere il bisogno della pausa, rivela che il contatto è avvenuto, che le anime si sono incontrate. Dentro la pausa che segue l’incontro con l’altro è nascosto il segreto della difficile, misteriosa armonia tra il darsi e il riprendersi, l’appartenere e l’essere unici. Nella Grecia antica, quando un istante di silenzio cadeva durante la conversazione, si era soliti dire: «Passa Hermes», per indicare l’emergere del silenzio relazionale che permette di ritornare a sé stessi e all’altro. Si tratta di «quel silenzio subitaneo ma quasi preordinato, leggero come un soffio e profondo come un baratro, in cui ciascuno di noi sente la propria solitudine sulla terra…» (G. Conte).

Giovanni Salonia, Sulla Felicità e dintorni. Tra corpo, parola e tempo, Ed. Il Pozzo di Giacobbe, p. 133