La confusione del soggetto con BL (Borderline Language) è grave in quanto si colloca nel registro sensorio-motorio (funzione-Es), rendendo difficile discriminare il proprio sentire e i propri vissuti da quelli dell’ambiente: egli vive una confluenza disfunzionale, non temporanea, rigida, invasiva. La confusione relazionale in cui è immerso il PBL non gli consente di individuarsi, in quanto è impossibile una concreta differenziazione e definizione dei propri vissuti. Sarà necessario, quindi, nel lavoro terapeutico costruire innanzitutto uno sfondo relazionale che sia per il paziente presenza costante e chiara all’interno di un processo di individuazione. Tale spazio relazionale renderà possibile la formazione di un confine entro il quale il paziente apprenderà a distinguere e definire ciò che è suo da ciò che è dell’ambiente e ad attraversare anche l’angoscia di sentire qualcosa che non comprende.

Valeria Conte, «Se ho paura di morire, posso morire?» La Gestalt Therapy con una Paziente con Linguaggio Borderline, in G. Salonia (ed.), La luna è fatta di formaggio. Terapeuti gestaltisti traducono il linguaggio borderline, Ed. Il pozzo di Giacobbe, p. 135



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