E se siamo chiamati a ‘pensare’ l’esperienza, a rimanervi contigui, allora dobbiamo ammettere in prima battuta che la sostanza di cui l’esperienza è fatta è il tempo. Avere a disposizione un modello malleabile significa disporre di uno strumento diagnostico che aiuti il terapeuta a leggere fluidità e blocchi dell’esperienza dentro il flusso temporale e quindi gli consenta di situarsi creativamente e consapevolmente dentro i diversi momenti dell’itinerario terapeutico. Se la prospettiva relazionale e contestuale è indispensabile perché ci sia diagnosi gestaltica, dobbiamo dire altresì che non c’è diagnosi gestaltica senza adeguata teoria della temporalizzazione (e, direi, senza adeguata lettura del contesto in termini di figura/sfondo), rappresenta la sfida aperta ad ogni forma di psicopatologia gestaltica, che voglia mettere parole e pensieri senza fissare, mantenere la priorità dell’azione senza abbandonarla all’insensatezza, costruire un patrimonio mantenendo la mobilità essenziale frutto dell’apertura all’oggi della storia.

Antonio Sichera, Ermeneutica e Gestalt Therapy. Breve introduzione ai fondamenti di una diagnosi gestaltica, in G. Salonia, V. Conte, P. Argentino, Devo sapere subito se sono vivo. Saggi di psicopatologia gestaltica, Ed. Il pozzo di Giacobbe, p. 15



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