Le emozioni negative, le passioni e i sentimenti volti a turbare e a interrompere il contatto dell’organismo animale umano con il suo ambiente, i suoi prossimi, il suo mondo, sono l’espressione nel vissuto soggettivo di un processo disfunzionale, di una serie di sequenze di contatto insoddisfacenti, non nutrienti, bloccate prima di un effettivo esaurimento dell’energia del desiderio investita nella relazione. Il desiderio è infatti il motore del contatto, ma anche nella sua versione imitativa, nel suo protendersi verso l’essere ‘come’ l’altro, esso non è la fonte di un confronto deprimente o di una incontenibile vis appropriativa. Basta guardare al te­atro del desiderio imitativo dentro il quale un bimbo di pochi mesi, condotto in una danza musicale dalla voce incomprensibile e melodiosa della madre, sen­tendone la qualità relazionale impara a parlare, entra nel linguaggio e si fa pienamente uomo.
Antonio Sichera, Prefazione, in Giovanni Salonia (ed.), “I come invidia”, Cittadella Editrice – Psicoguide, 1° Edizione Marzo 2015, p. 8



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