Il lavoro terapeutico deve in un certo senso ripercorrere i passaggi semantici per fare emergere in un linguaggio condiviso l’esperienza relazionale che il PBL vive. Una metodologia fenomenologico-gestaltica, rispettosa della percezione (anche se ‘straniera’) del paziente, permette di entrare dentro il suo racconto per tradurlo in linguaggio condiviso. Ogni altro intervento che bypassi questo percorso preliminare risulta inefficace e forse anche iatrogeno: come un’interazione in cui i due partners entrino in conflitto perché non si rendono conto che, pur usando la stessa lingua, attribuiscono a parole uguali significati differenti. Se una persona sostiene che un’ora è un tempo lunghissimo e un’altra replica che si tratta di un tempo brevissimo, il conflitto (peraltro inutile!) si risolverà solo quando si chiariranno i differenti sfondi di riferimento (il primo confronta l’ora con il minuto, il secondo con l’anno!).
Giovanni Salonia, La luna è fatta di formaggio. Traduzione Gestaltica del Linguaggio Borderline (GTBL ), in Giovanni Salonia (ed.), La luna è fatta di formaggio.  Terapeuti gestaltisti traducono il linguaggio borderline, ed. Il Pozzo di Giacobbe, Trapani 2013, pp. 28-29