Si avvicina senza spaventarsi: io divento importante per lui.
– La terapia mi ha cambiato la vita, ho imparato tante cose da lei e questo mi fa stare meglio con gli altri, sono diventato tollerante, anche se sono diverso da loro posso stare con loro.
Finiscono le generalizzazioni come, ad esempio, «Tutti i preti sono smaniosi di potere» o «Tutto il mondo è cattivo». Diventano: «I preti non sono tutti uguali», o «Nel mondo ci sono buoni e cattivi», o ancora «Le persone possono essere buone e cattive». Questa maggiore capacità di discriminare fa emergere dal caos della funzione- Es figure nuove non cristallizzate. Un giorno mi dice:
– I miei amici non mi hanno aspettato, sicuramente glielo hanno detto i preti, non ci andrò più.
– Forse gli può chiedere cosa è successo? – rispondo. Dicendo ciò, gli stavo chiedendo di fare qualcosa che anni prima sarebbe stato impossibile: rischiare di andare oltre la paura di essere abbandonato, rifiutato; rischiare l’umiliazione di chiedere. La tortura del delirio era ancora più tollerabile che l’angoscia della realtà? No, infatti poco tempo dopo mi disse che aveva chiesto e avevo ragione io: si erano semplicemente capiti male.

Valeria Conte, Il lavoro con un paziente seriamente disturbato: l’evoluzione di una relazione terapeutica in G. Salonia, V. Conte, P. Argentino, Devo sapere subito se sono vivo. Saggi di psicopatologia gestaltica, Ed. Il pozzo di Giacobbe, p. 100