Quando l’emittente nella sua comunicazione è condizionato in modo rigido dal proprio sistema di valori, dai propri atteggiamenti o motivi, facilmente diventa dogmatico davanti al problema della verità e delle diverse norme. Giudizi morali sulla base del proprio sistema etico, ragionamenti sulla validità della propria abilità ed esperienza, pressioni verso soluzioni ritenute personalmente valide, ecc. portano a considerare l’emittente come una persona che sembra possedere la “verità”, che ha bisogno di convincere  su un argomento e non che cerca di aiutare a risolvere un problema. Se invece l’emittente dimostra di confrontarsi criticamente con i propri atteggiamenti, idee e valori, e inoltre cerca, nel trattare i problemi, di essere aperto alle diverse informazioni, senza valutarle subito secondo schemi prestabiliti, egli allora viene percepito come una persona che cerca la verità, e non come uno che dispone di essa. Una comunicazione flessibile è realizzata dall’emittente anche quando egli sottolinea come la propria percezione ed esperienza siano soggettive, p. es., introducendosi con la frase “Se vedo bene…”, “Se non mi sbaglio…”, “Per quanto ne so io…”. In tutte le forme flessibili di comunicazione, l’emittente evita di confrontare gli altri con schemi rigidi, e dimostra di essere aperto ad uno scambio di informazioni che egli da parte sua considera come fatto soggettivo e discutibile.


Herbert Franta, Giovanni Salonia, Comunicazione interpersonale. Teoria e pratica, LAS – Roma, 8° ristampa, settembre 2008, p.104