Ho imparato sulla mia ‘pelle’ nel lavoro con i pazienti gravi l’importanza di coniugare la serietà con la leggerezza per costruire lo sfondo (che Perls, Hefferline e Goodman chiamano ‘grounding di sicurezza esistenziale’) in modo lento e costante. Citando Salonia, con i nevrotici bisogna ricostruire, con i pazienti gravi costruire i confini tra mondo esterno e mondo interno, i confini tra corpo-casa-cosmo. L’esserci del terapeuta, pur sempre fondamentale nell’esperienza di lavoro terapeutico in Gestalt terapia, con i pazienti gravi investe i livelli profondi, intensi e confusi che nelle relazioni del bambino di allora furono fertili all’insorgenza della psicosi. La cura è proprio nel modo in cui il terapeuta ‘è’ nella relazione; è in questo il potere terapeutico della Gestalt Therapy: dare il sostegno specifico per ogni diversa interruzione di contatto nel divenire della relazione.
Valeria Conte, Il lavoro con un paziente seriamente disturbato: l’evoluzione di una relazione terapeutica, in G. Salonia,V. Conte, P. Argentino, Devo sapere subito se sono vivo. Saggi di psicopatologia gestaltica, Ed. Il pozzo di Giacobbe, p. 95



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