Il ritmo della danza è il tempo della relazione. Cecilia ha 48 anni ma, appena le si chiede l’età, continua a dire con convinzione di avere quindici anni. Non è insufficiente mentale e sa benissimo la data della sua nascita, per cui inizialmente tento di farle fare degli esercizi di calcolo inducendola a sottrarre l’anno della sua nascita a quello attuale. Abile in matematica, Cecilia svolge correttamente l’operazione numerica. Però, nonostante i risultati di queste operazioni siano giusti, non quadrano con i ‘conti’ in sospeso della sua vita…
«Ho quindici anni», risponde di nuovo alla fatidica domanda. E questa risposta è coerente con il suo atteggiamento relazionale, tipico di un’adolescente. «Dottoressa – una mattina mi chiede, tutta preoccupata e confusa – mi metto i collant con la minigonna o i jeans?». Il suo tempo si è in effetti fermato all’età di 15 anni, allorquando è stata internata in manicomio. Questo evento ha ‘ibernato’ il tempo interno di Cecilia: nella sua esperienza il manicomio non è stato in grado di fornirle risorse relazionali.

Paola Argentino, “Dalla narrenschiff al ‘divenire fiori’: la danza dell’incontro nelle strutture psichiatriche” in G. Salonia, V. Conte, P. Argentino, Devo sapere subito se sono vivo. Saggi di psicopatologia gestaltica, Ed. Il pozzo di Giacobbe, pp.108-109

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