Compito drammatico della maturitàè oggi riapprendere le regole della relazione, scorgendo l’autenticazione dell’unicità soggettiva, nel riconoscimento pieno del valore dell’altro proprio perché differente. Si profila un ethosdella parità, che richiede il superamento incessante delle ricadute nella dipendenza e nella controdipendenza (delega, invidia, gelosia, accusa: “il mondo delle chiacchiere”) e il congedo coraggioso delle evasioni narcisistiche nella eccezionalità personale e di gruppo. Il riconoscimento è terreno di lotta (Gadamer, 1983): esso non è possibile effettivamente senza il rischio del conflitto, in cui vengono espresse sino in fondo le reciproche modalità di esistenza e di resistenza (paura/desiderio di invadere ed essere invasi) e le differenze reciproche emergono con la massima intensità, consentendo così la realizzazione di una situazione nuova e nutriente per i soggetti in gioco (Gadamer, 1983;  Perls- Goodmann, 1971). In tale prospettiva l’amicizia diventa luogo di apprendimento della effettiva compagnia; la relazione amorosa si fa momento di strutturazione dell’esistenza, in un’intimità affettiva e corporea radicalmente collocata dentro l’orizzonte della fedeltà a se stessi e all’altro; il lavoro diventa ambito di collaborazione e di competenza.

Giovanni Salonia , Maturità in Dizionario di Scienze dell’Educazione,  LAS – Libreria Ateneo Salesiano, Roma 2008, pp. 664-665



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