Se non vi è senso di sicurezza e di protezione, la paura dell’ignoto potrà sedimentare nello schema di risposta del bambino e ripresentarsi in altre occasioni. Caterina ha vissuto scarse cure materne nella primissima infanzia, poi l’abbandono ed infine l’adozione a 6 anni. Pur avendo instaurato, nel tempo, un rapporto rassicurante con la madre adottiva, si abbandona a crisi di pianto prolungato appena percepisce un cambiamento. Un giorno la famiglia va a pranzo dai nonni e la madre chiacchierando dice che le sarebbe piaciuto modificare la cucina di casa. Caterina, dopo aver ascoltato la conversazione, subito scoppia in un pianto dirotto in vista di quel cambiamento. Tutto ciò che è nuovo, anche se bello, suscita in lei come prima risposta il timore di perdere l’ordine definito. Dove la ferita nelle esperienze primarie di contatto è stata molto profonda e ha intaccato il ground delle certezze originarie circa il corpo, la casa e il mondo, ogni cambiamento, pur minimo, rischia di provocare angoscia, turbando il quadro di riferimento faticosamente costruito. Per questo, ogni passaggio, nell’infanzia, ha bisogno di essere gestito con attenzione. Un trasloco, ad esempio, può essere disturbante e generare nel bambino, che ha perduto i suoi riferimenti abituali, uno stato di agitazione.

Dada Iacono, Gheri Maltese, Come l’acqua… Per un’esperienza gestaltica con i bambini tra rabbia e paura. Il Pozzo di Giacobbe, Trapani 2012, pp. 40-41