E forse – come ci aiutano a dire le neuroscienze – l’estraneo a se stessi da ascoltare non è che il proprio corpo. Il corpo, infatti, ha sue intime leggi (una sorta di ordo carnis) con le quali – a volte in modo amaro e aspro, come ci ricorda Marcel Proust – bisogna fare i conti. Rilke, in un suggestivo e affascinante debito francescano, ha parlato del corpo come «fratello primogenito» con il quale entrare in dialogo. Traità, dunque, come intima e inevitabile connessione di dialogo intrapersonale e di dialogo interpersonale. Per evidenziare l’importanza del dialogo intrapersonale e favorirne la maturazione, la Gestalt Therapy ha, a suo tempo, sostituito la tecnica delle libere associazioni (di cui riconosceva la genialità), con quella della concentrazione e del dialogo tra le parti del sé e del proprio corpo.

Giovanni Salonia, L’esser-ci-tra. Aida e confine di contatto in Bin Kimura e in Gestalt Therapy, in Bin Kimura, TRA per una fenomenologia dell’incontro, ed. Il Pozzo di Giacobbe, p. 13