Mattia piomba a Miragno secondo copione. […] Quel che prima dell’irruzione Mattia non sa, però, è che la nuova coppia ha messo da poco al mondo una bimba. E, nel trambusto generale, proprio la neonata gli finisce incredibilmente in braccio. E’ il momento decisivo, il vero kairòsdel romanzo. L’unfinished business della prima maturazione arriva ora al suo compimento. Con una bimba in braccio, e quindi con la memoria di sua figlia nel cuore, Mattia sceglie, proprio in questo momento apparentemente irrilevante, tra le urla di Marianna e i pianti di Romilda, di non vendicarsi e di non tornare più vivo secondo la legge. L’odio che il pensiero dell’‘altra’ neonata, della sua, non amata da Romilda, gli ha fatto affiorare alla coscienza, viene spento, prima di ogni ratio, dal contatto caldo e coinvolgente col corpo di una bimba che piange, dal gesto immediato, incontrollabile, della consolazione e dell’acquietamento. L’imperatore spodestato, giunto a Miragno per fare vendetta della propria umiliante detronizzazione, si riconosce invece (e definitivamente) nella fusione amorevole, involontaria con colei che rappresenta l’umanità colta nella sua origine assolutamente corporea, nel suo esprimersi col linguaggio delle posture e delle emozioni, in quel tempo primordiale segnato dall’apertura totale all’altro e dunque dalla dipendenza, dal bisogno di una mano e di un volto materni.

Antonio Sichera, Ecce Homo! Nomi, cifre e figure di Pirandello, Leo S. Olschki Editore, 2005, POLINNIA XII, pp. 214-215