Oggi in ambito psichiatrico viene abbastanza utilizzato il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali – il DSM IV-TR – che colloca la patologia borderline sull’asse II, all’interno del ‘gruppo b’ dei disturbi di personalità. L’epistemologia descrittiva che sta alla base della ideazione di un manuale, se usato nei limiti diagnostici, ha il grande vantaggio di fare dialogare i diversi modelli epistemologici. La prassi clinica sicuramente si arricchisce con la conoscenza della complessità e variabilità della patologia che, proprio nel caso del paziente B., è particolarmente sfuggente. Non a caso, una volta la diagnosi di B. era una diagnosi ‘cestino’, dove si ritrovavano tutte le confusioni diagnostiche. Per i disturbi di personalità borderline tra gli specifici comportamenti descritti troviamo: «Sforzi disperati di evitare un reale o immaginario abbandono; un quadro di relazioni interpersonali instabili e intense…; impulsività in almeno due aree che sono potenzialmente dannose per il soggetto, quali spendere, sesso, abuso di sostanze, guida spericolata, abbuffate; ricorrenti minacce, gesti, comportamenti suicidari, o comportamenti automutilanti; intensa difficoltà a controllare la rabbia…».

Valeria Conte, Il paziente borderline: una ostinata e sofferta richiesta di chiarezza (intervista di R.G. Romano), in G. Salonia, V. Conte, P. Argentino, Devo sapere subito se sono vivo. Saggi di psicopatologia gestaltica, Ed. Il pozzo di Giacobbe, pp. 150-151