Offrire un confine adeguato all’azione (“Capisco che sei turbato ma non puoi dare un pugno al tuo fratellino”), bloccandola se necessario, infonde nel bambino quel senso di sicurezza che il papà non gli permetterà mai di farsi male o di fare male a qualcuno. Cosa ben diversa è invece se ad essere controllate sono le emozioni (“non c’è nulla di cui aver paura”) o, ancora, se queste non vengono per niente riconosciute o vengono svilite (“tuo fratello è piccolo, non puoi reagire così per una cosa da niente”). L’importanza delle emozioni, del sentimento che si prova, non è proporzionata all’età ma al vissuto e a ciò che la persona percepisce. Così, dietro ad eventi che vengono definiti stupidi si veicolano sentimenti forti. Il controllo delle azioni infonde nel bambino la sicurezza che c’è un adulto pacato e fermo, capace di comprenderlo e di limitarlo rispettandone le sue emozioni. Il controllo dei sentimenti invece lo lascia frustrato, non compreso e con una tensione maggiore di quella che ha espresso.

Dada Iacono, Gheri Maltese, Come l’acqua… Per un’esperienza gestaltica con i bambini tra rabbia e paura. Il Pozzo di Giacobbe, Trapani 2012, pag. 50