Solo dopo queste fasi (del Noi e del Tu), emerge la scoperta dell’Io: l’euforia di sentirsi autonomi (decisiva la competenza del camminare, del potersi allontanare, per curiosità o per rabbia, dalla madre). Ma la meta della via è il passaggio dall’Io all’Io-Tu: l’approdo finale cioè ad una nuova modalità di relazionarsi, sostanzialmente paritaria, non paragonabile al Noi fusionale degli inizi. Stern pone il Sé-narrativo come punto di arrivo di questo itinerario: ovvero la capacità di narrarsi a qualcuno, una competenza che implica il senso di sé, il senso dell’altro e il senso di una storia, di una trama che separa e unisce, che integra passato e presente e apertura al futuro. Raggiunta questa ‘competenza al contatto’ (così viene chiamata in una rilettura gestaltica), l’Io-intimo può aprirsi all’Io-sociale. Si diventa capaci di vita sociale solo dopo aver distinto il proprio corpo dalla casa (differenziazione di base all’interno delle relazioni familiari), la casa dalla città, la città dal cosmo. I processi drammatici di crescita e di formazione dell’Io-intimo sono ormai assimilati e sarà allora possibile apprendere come integrare e modulare i rapporti sui due registri: l’intimo e il sociale.

Giovanni Salonia, Disagio psichico e risorse relazionali, in G. Salonia, V. Conte, P. Argentino, Devo sapere subito se sono vivo. Saggi di psicopatologia gestaltica, Ed. Il pozzo di Giacobbe, p. 58