In fondo è vero: Man sagt (l’uomo parla). Ma parla per dirsi: e il dirsi è sempre dentro e al di là delle parole. Allora diventa chiaro che le nostre parole sono tentativi di arrivare alla parola: a quella parola più vicina al fuoco intimo della vita. Le nostre parole – nel loro andare e venire, dire e non dire, rivelare e nascondere (come non ricordare “Il Piccolo Principe”?) – rimangono ricerca ostinata anche se tortuosa del corpo e della vita da cui sono state generate e verso cui tendono. Anche quando sembrano smarrite lontano, molto lontano dal corpo, è il corpo che le parole cercano. Parafrasando Eliot, l’antico cancello da cui siamo usciti (o fuggiti) aspetta noi, il nostro rientro per essere rinchiuso… Per ritrovare la strada verso il cancello del nostro corpo bisogna cercare tra i dettagli – ci ricorda nei frammenti 80 e 86 Eraclito. In quanto – continua – “l’intima natura delle cose ama nascondersi… e il nume… non dice e non nasconde, ma fa segno, accenna soltanto”.

Giovanni Salonia, Presentazione, in Matteo Pugliares, Imperfetto, Edizioni Creativa, novembre 2012, p. 7