Si entra nella fase dell’emersione quando le iniziali funzioni protettive vengono abbandonate e dallo sfondo della persona emergono nuovi bisogni. La funzione-Io del Sé guida la direzionalità verso cui muoversi (orientamento), l’individuo sente di aver bisogno dell’ambiente e non è più in confluenza con esso. Nel momento in cui emerge una nuova figura, se la persona non riceve un adeguato sostegno nell’ambiente, sposterà l’attenzione sugli apprendimenti precedenti (introietti) per sfuggire l’angoscia del senso di vuoto provocata dalla percezione del bisogno. L’individuo cerca di dare un senso agli eventi, imposti e non assimilati dall’ambiente, attraverso idee e regole. Questi introietti sono un argine molto fragile, non sostengono l’urto del dolore e generano esperienze angoscianti piuttosto che di sicurezza. Dopo l’abbandono delle iniziali funzioni protettive possono emergere emozioni quali il dolore, la paura e la collera. L’ambiente entra nell’orizzonte percettivo della persona e si costruiscono le fondamenta del futuro reciproco incontro e la piena realizzazione dell’individuo e dell’ambiente. Frammenti emotivi prendono corpo e direzionalità, attraversano il confine di contatto ora percorribile anche se doloroso: dallo sfondo il lutto assume contorni più definiti, per entrare nella fase della collera, delle esplosioni di dolore, della rabbia, della rivolta. In questa fase di emersione inizia a prendere forma l’eccitazione necessaria per sostenere il movimento e per mantenere l’attrazione e il desiderio del contatto (manipolazione).

Nadia Iannella, L’elaborazione del lutto in psicoterapia della gestalt, in GTK 5, Rivista di Psicoterapia, Dicembre 2014, p. 116