Nell’esperienza borderline, l’autolesionismo, non rituale ma impulsivo, è immancabilmente successivo ad un imbroglio relazionale. Se è un imbroglio non troppo intrusivo, la persona si darà la colpa per mantenere un’immagine ‘univoca’ dell’altro significativo, che altrimenti diventerebbe incomprensibile perché portatore di ambivalenza. È l’unico modo, in quel momento, per tornare ad una sola emozione chiara. Una paziente mi riporta un episodio in cui il suo medico, da anni conosciuto e nel quale ripone una fiducia illimitata, nel salutarla alla fine della visita le dice ridendo: «Ma come sei bella, sei dimagrita, sei uno splendore… se avessi qualche anno di meno!!!!». Le parole accompagnano un gesto, un bacio e un abbraccio che lei sente come più affettuosi del solito. Solo dopo G. avverte una sensazione angosciante. «Stavo tornando a casa, mi sentivo imbambolata… poi ho cominciato a sentirmi male. Non si era mai comportato così. È sempre stato gentile, ma molto formale, educato. Ogni volta che mi visita mi fa spogliare a pezzi in modo che io sia sempre il più coperta possibile… Mi sono sentita una schifezza. A casa non riuscivo a pensare ad altro, non capivo. Sotto la doccia mi sono tagliata».
Andreana Amato, “«…Come se fossi nata ‘dispara’…» Il modello di Traduzione Gestaltica del

Linguaggio Borderline (GTBL). Attestazioni cliniche”, in G. Salonia (ed.), La luna è fatta di formaggio. Terapeuti gestaltisti traducono il linguaggio borderline, Ed. Il pozzo di Giacobbe, p. 97