Una coordinata fondamentale del prendersi cura terapeutico con questo stile esperienziale è l’idea di sviluppare un clima relazionale inteso come capacità di co-costruire una relazione, nella quale il paziente può apprendere nuovamente a ‘parlare’. Il PBL non necessita di fare esperienza o di squarci di consapevolezza riguardo alla propria storia, quanto innanzitutto di un’atmosfera in cui possa esprimersi sentendo che l’altro, il terapeuta, è interessato a lei e a ciò che dice, in modo cordiale, non troppo caloroso, chiaro. È un substrato di presenza, continuità, tessuto attraverso una incessante attenzione al presente, di cui, come dice Salonia, questi pazienti sono i ‘veri difensori’. Ciò vuol dire stare con le esperienze attuali, con i resoconti, a volte estenuanti, di episodi quotidiani per cominciare a intrecciare un filo rosso costituito dall’attitudine a chiarire le cose momento per momento. Sia attraverso la dimensione spazio-temporale («Cosa è successo? Quando? Dove?») sia attraverso l’esplorazione del senso che hanno avuto le cose per il paziente («Vediamo insieme l’effetto che le ha fatto questa cosa, quest’altra, con quale differente intensità»). Il percorso del modello gestaltico GTBL è caratterizzato dalla concretezza, dal mettere le parole ‘giuste’ all’esperienza attraverso un lungo viaggio, mai scontato con questo stile relazionale.
Andreana Amato, “«…Come se fossi nata ‘dispara’…» Il modello di Traduzione Gestaltica del

Linguaggio Borderline (GTBL). Attestazioni cliniche”, in G. Salonia (ed.), La luna è fatta di formaggio. Terapeuti gestaltisti traducono il linguaggio borderline, Ed. Il pozzo di Giacobbe, pag. 116