Puntare lo sguardo solo sulla bellezza porta all’inganno dell’estetismo che insidia la nostra civiltà. Che significa? Significa chiudere gli occhi sulla fatica, sulla sofferenza, sulla morte, non solo e non più emarginandole (strategia classica della modernità) ma esibendole, rendendole cioè un fatto estetico, spettacolare. L’11 settembre è stato l’apoteosi di questa strategia: le trasmissioni post-eventumhanno reso spettacolare, estetico anche il fatto più terribile, più brutto. La bellezza creata da questa fuga è triviale e anestetizzante,e quindi falsa. […] E’ un’idea che depriva la bellezza della sua dimensione intersoggettiva. Il Romanticismo pensava poi la bellezza come spazio di godimento individuale, di piacere creato dal soggetto in base ad una scelta emotiva ed istantanea, totalmente libera e dimentica del mondo. Da qui si origina, per degenerazione, il bello anestetico: bello diventa ciò che mi fa chiudere gli occhi sul mondo e mi dà un momento di pace fittizia, di isolamento dagli altri, dal reale.

Antonio Sichera, Povertà e bellezza. Dialogo di Maurilio  Assenza, Giovanni Salonia  Antonio Sichera, in  M. Assenza – L. Licitra – G. Salonia – A. Sichera, Lo sguardo dal basso. I poveri come principio del pensare, EdiARGO, Ragusa II edizione 2006, pp. 30-31