La storia di Ifigenia è quella di una ragazza travolta, suo malgrado, dalla storia violenta e misera dei maschi dominatori della polis. Nell’affresco offertoci da Euripide, infatti, il mondo di Agamennone, di Menelao, di Achille, di Odisseo è quello di uomini schiavi del potere e della gloria, pronti ad avere riguardo solo per il proprio nome e il proprio prestigio. Per loro, la donna – ovvero Elena, emblema femminile di bellezza e di seduttività – è semplicemente un trofeo, un oggetto di conquista, il cui possesso marca il territorio e misura la potenza. Nessuna relazione, nessun sentimento puro in questo agone primitivo intriso di miseria, di infingimento, di vacuo orgoglio. Di fronte ad essi, ai celebri eroi della Grecia omerica ora mostrati a noi nel loro volto più debole e pericoloso, quali attori di una guerra animata da un’ostinata voglia di prevalere e di affermarsi, Ifigenia rappresenta, con il suo stesso essere, l’icona di una fragilità autentica e commovente, lei che sa ricordare al padre Agamennone, con la semplicità della parola dei puri, il tempo di un’infanzia felice. Il tempo di un abbraccio confidente tra il padre e la figlia, il tempo di una parola amorosa, di un futuro condiviso, di una speranza reciproca di matrimonio felice e di accoglienza imperitura del genitore amato. Ifigenia fa memoria, davanti a colui che vuole sacrificarla, del loro intimo appellarsi come ‘papà’ e come ‘figlia’; di quell’appendersi del corpo bambino alle ginocchia del genitore come rifugio e protezione inviolabile; di quel sentirsi parte di una carne indivisibile e fondante.

Antonio Sichera, “Dal teatro di Siracusa: la tragedia greca e i grandi temi dell’esistenza. Ifigenia, stella polare dell’umano di fronte ai maschi dominatori della polis.”,in Istant TV  – 19 luglio 2015