La simbiosi è il momento di partenza di ogni cammino che porta alla comunione o fa riferimento alla prima fase, alla nascita di una relazione diadica o di un gruppo. E’ un modo di stare assieme caratterizzato da grandi attese ed entusiasmi e dalla sensazione di “stare-bene-assieme”. In questi momenti si gusta l’ipotesi che (finalmente!) la propria affettività ha trovato la desiderata pienezza e l’altro (o il gruppo) viene percepito come dono, elemento insostituibile di questo benessere. Si diventa, di conseguenza, più disposti a mettere in secondo piano le diversità, le proprie esigenze: anzi le somiglianze vengono esasperate e le divergenze minimizzate. Ci si sente poco interessati all’ambiente esterno, il quale viene percepito al limite come realtà da convertire. Se ci si ascolta in profondità, ci si accorge che la gioia di questa fase ha sottili sfumature di euforia e di esibizionismo. Questa fase viene spesso confusa con la comunione, di cui è solo un momento iniziale e incompleto. Infatti, nella simbiosi, la comunione tra i vari membri non è piena, in quanto costruita, in buona parte, sull’amore-da-deficienza. Il mettere da parte le esigenze della propria individualità, infatti, è sostenuto dall’attesa, non sempre avvertita esplicitamente, che l’altro, il gruppo mi darà, in modo spontaneo e facile, ciò di cui ho bisogno. […] Fermarsi in questa fase significa bloccarsi ad una dipendenza infantile che non permette di superare il narcisismo di gruppo (siamo i migliori!) o suscita rimpianti, aggressività e sensi di colpa nei confronti della crescita.

Giovanni Salonia, Kairòs – Direzione Spirituale e Animazione Comunitaria, EDB, Bologna 2006, pp. 95-96