Risolto il conflitto di Cuba, la guerra fredda è andata lentamente declinando. Si è inventata la «guerra-altrove», attuata in zone protette, così da permettere alle grandi potenze di monitorare, spesso a prezzo di morti altrui, il loro reciproco potere. Tuttavia sembra che il mondo abbia gustato i frutti benefici della mancanza di guerra: è emersa la soggettività, si è allungata la durata e la qualità della vita, si è sognato di debellare ogni malattia (anche se qualcuna continuamente risorge e ne spuntano di nuove, anche terribili), la tecnologia informatica ha offerto servizi preziosi. Sono soprattutto iniziate le lente, progressive aperture che porteranno, alla fine degli anni ’80, alla caduta del muro di Berlino. Con il crollo di quel muro è iniziata una nuova era: senza più guerre totali, senza conflitti al punto di non ritorno. Accanto a questi fattori positivi si sono registrate delle nuove tensioni: la mancanza di interesse e i problemi del vivere insieme, la difficoltà, a volte tragica, di trovare un senso all’esistenza, la fragilità della soggettività senza appartenenze, l’illusione di possibilità infinite di realizzazione a fronte di scarse e insufficienti opportunità reali.

Giovanni Salonia, Sulla Felicità e dintorni. Tra corpo, parola e tempo, Ed. Il Pozzo di Giacobbe, pp.116-117