Chi ci sta di fronte, dietro le spalle ha soltanto un vuoto,
la trama sfilacciata di un’esperienza relazionale
in cui nulla sembra diventare scontato
Paul Goodman
Massimo, 34 anni, da 17 anni vive/convive con una diagnosi di schizofrenia. […] L’esordio (che risale a cinque anni fa) è durissimo: all’improvviso Massimo, che frequentava l’ultimo anno di un istituto superiore, non studia più, inizia ad avere comportamenti strani, ad essere impaurito, a restare chiuso in casa e a non volere andare più a scuola. Paura, smarrimento, vergogna e senso di impotenza danno inizio ad una serie di viaggi alla ricerca dei migliori professionisti nel campo. Massimo si rifiuta di essere inserito in qualsiasi percorso terapeutico e riabilitativo: «Io non sono come loro, semmai posso andare da uno psicologo». Gli operatori del Centro di Salute Mentale decidono di accettare la sua richiesta, unico spiraglio per una possibile presa in carico. La seduta di psicoterapia – un appuntamento settimanale – diventa l’unico spazio in cui Massimo viene al Centro da solo. Massimo è puntuale, preciso, inizia a raccontarsi, inizia a delimitare un confine tra sè e la madre (il padre nel frattempo viene a mancare e la sorella si sposa), a costruire un confine tra sè e il mondo. Per tre anni la psicoterapia resta l’unica cura che accetta direttamente: essa diventa un’occasione per uscire da solo, prendere il bus (mai fatto prima), parlare con altri (operatori e pazienti del Centro), relazionarsi con altri giovani che frequentano il Centro…

Valeria Conte, La Gestalt Therapy e i pazienti gravi,in G. Salonia,V. Conte, P. Argentino, Devo sapere subito se sono vivo. Saggi di psicopatologia gestaltica, Ed. Il pozzo di Giacobbe, pp. 83-84