Anche la presa in carico non è facile, mai chiara e definita (sia nella richiesta di terapia, che nella costanza). Il tempo della richiesta spesso coincide con un abbandono affettivo, un momento temporaneo di peggioramento dell’angoscia e del vuoto di sempre. La relazione che il paziente B. instaura con il terapeuta è contrassegnata – come ci insegna O. Rank – da due grandi paure relazionali, paura del legame e paura dell’autonomia, che si intrecciano con sfumature diverse, in tutti i rapporti, ma che nel B. coesistono e diventano: paura di dipendere – dalla terapia e dal terapeuta – e paura di essere abbandonati. Il B., infatti, teme la dipendenza ma ne ha bisogno, per cui abbandona… per la paura di essere abbandonato, tradisce… per paura di essere tradito. La presenza di tali vissuti contradditori sperimentati e appresi dentro le relazioni affettive significative, limita la possibilità della presa in carico, ma nello stesso tempo è la più grande risorsa che ha il terapeuta per riparare e curare ferite antiche e gestalt incompiute (riparare nel presente il passato, rifacendo l’esperienza in senso inverso).

Valeria Conte, Il paziente borderline: una ostinata e sofferta richiesta di chiarezza (intervista di R.G. Romano), in Giovanni Salonia, Disagio psichico e risorse relazionali, in G. Salonia,V. Conte, P. Argentino, Devo sapere subito se sono vivo. Saggi di psicopatologia gestaltica, Ed. Il pozzo di Giacobbe, p. 157