Per quanto riguarda la durata del trattamento, non si può pensare ad una terapia breve; con il B. [Borderline] parliamo di psicoterapie che durano a lungo. In genere gli inizi sono difficili, contraddittori, le richieste sono ambivalenti («Sto male… ma non cambia niente, in fondo so qual è il mio problema’, ‘non penso che mi può servire la terapia»). Un atteggiamento questo che si evidenzia in momenti critici ma che appartiene allo sfondo relazionale durante tutto il tempo della terapia. Questi pazienti sono portati ad interrompere il trattamento psicoterapico, ad agire in modo autodistruttivo, a rivolgere richieste insolite, a varcare il limite del rapporto professionale. ‘Stabilmente instabili’ sintetizza bene la sensazione che si ha di fronte ai pazienti B. I pazienti B. presentano spesso una variegata sintomatologia: dal disagio esistenziale – non facilmente definibile ma sicuramente percepibile – alla depressione, all’ansia, ai disturbi nelle condotte
alimentari, agli attacchi di panico, alle fobie, alle dipendenze, etc… Nello sfondo della loro storia si intuisce un malessere che risale all’adolescenza: la sensazione che si ha ascoltandoli è che stanno male ‘da sempre’.

Valeria Conte, Il paziente Borderline: una ostinata e sofferta richiesta di chiarezza (intervista di R.G. Romano), in G. Salonia, V. Conte, P. Argentino, Devo sapere subito se sono vivo. Saggi di psicopatologia gestaltica, Ed. Il pozzo di Giacobbe, pp. 156-157