Vediamo quali altre specificità troviamo nel N al femminile. Per una figlia femmina essere speciale per il padre rimanda ad un sentire molto diverso: si sente piccola in un corpo grande, non viene vista nei suoi bisogni di bambina, che vengono squalificati e disprezzati. L’esperienza è di avere avuto su di sé lo sguardo di un padre che vede e approva solo l’adultità. Essere vista solamente capace, responsabile, sensata, assennata: una donnina. Il bisogno di accontentarlo, di raggiungerlo, di essere come lui la vuole è all’origine del suo vuoto e della sua retroflessione. A differenza del N maschile, qui non ritroviamo il sogno d’amore: il fatto che la bambina sacrifichi parti di sé le serve per proteggersi da un padre percepito distante, non protettivo, talvolta autoritario ed anche violento. Invece verso la madre nutre un sentimento di rabbia, ne odia gli aspetti infantili e dipendenti, il suo sottostare al padre, la sua incapacità di reagire.

Valeria Conte, La modalità relazionale narcisistica nella postmodernità e il lavoro terapeutico in Gestalt Therapy, in GTK 4, Rivista di Psicoterapia, Dicembre 2013, p. 27