Il pane nutre se mangiato in un clima relazionale, cioè nella gratitudine e nella compagnia. Il rapporto tra coloro che mangiano diviene poi particolarmente forte quando il cibo consiste in un unico animale, in un corpo che da vivo era considerato unità, oppure in un’unica forma di pane. Il fatto che l’uomo mangi normalmente il cibo preparato dalla donna stabilisce il loro più forte vincolo reciproco. Gli istanti di maggiore intimità familiare sono quelli in cui ci si ritrova insieme più di frequente: se si pensa alla vita di famiglia, la prima immagine che compare dinanzi agli occhi è quella di una tavola alla quale siedono genitori e bambini. Ogni attività sembra essere in funzione di quell’istante; quanto più spesso e più regolarmente esso si ripete, tanto più coloro che mangiano assieme si sentono una famiglia. Essere accolti a quella tavola equivale praticamente ad essere accolti nella famiglia (E. Canetti). In un tempo come il nostro, afflitto dalla frammentazione e dalla difficoltà di raccontarsi per fare unità, in cui il cibo divide disperatamente l’umanità, abbiamo un grande bisogno di riapprendere a mangiare e a mangiare assieme…

Giovanni Salonia, Sulla Felicità e dintorni. Tra corpo, parola e tempo, Ed. Il Pozzo di Giacobbe, pp. 25-26