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Nel DPTS [Disturbo Post-Traumatico da Stress]  «lo sfondo sul quale si sta creando una figura di contatto diventa problematico e precario». La Funzione-Es improvvisamente non dà sufficiente sostegno alla Funzione-Io e alla Funzione-Personalità, che non sostiene sufficientemente l’intenzionalità di contatto in quanto il ruolo non è assimilato e non può reggere la Funzione-Io. Le funzioni del sé al confine di contatto risultano disturbate e il paziente rivive improvvisamente e intensamente il trauma subito. Di conseguenza il paziente evita l’ansia perché non ha abbastanza sostegno per proseguire nel ciclo di contatto. All’interno della relazione e nella narrazione del paziente, il terapeuta cercherà di cogliere i modi in cui questi non riesce ad instaurare o a portare a termine in modo soddisfacente le sue intenzionalità di contatto con l’ambiente. Il terapeuta sarà attento a comprendere come il paziente, attraverso svariati contenuti, comunichi nella relazione con lui. In questo modo, la relazione diventa contenuto in quanto il paziente prende informazioni sulla relazione per capire fino a che punto aprirsi e fidarsi. Da ciò derivano l’instaurasi, il proseguimento e l’efficacia della relazione terapeutica. Si lavorerà anche sulla percezione corporea del paziente, in particolare sul respiro. In questo modo, gradualmente, la storia della propria vita si trasforma in un racconto progressivamente abitato e rivitalizzato. È la relazione tra paziente e terapeuta che fornisce il ground per attraversare e superare il disagio.

Vinanda Var, La gestalt therapy e la cura del disturbo post-traumatico da stress. Un’ipotesi di intervento in gruppo con i sopravvissuti del genocidio cambogiano, in GTK 3, Rivista di Psicoterapia, Settembre 2012, p. 82

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