A un’attenta analisi, il rapporto più difficile tra i tre è quello fraterno. Adamo ed Eva sono attratti dall’eros. Un’attrazione irriducibile fa sì che l’uomo e la donna si cerchino e abbiano bisogno l’uno dell’altro: «un aiuto» per farsi compagnia e per generare. Il rapporto genitori/figli, a sua volta, è garantito dall’attrazione del sangue. E’ insopprimibile l’istinto che spinge una madre, un genitore, a prendersi cura del proprio piccolo. Ancora più forte è la spinta del piccolo ad attaccarsi a chi può prendersi cura di lui. Ma quale forza unisce i fratelli? Perché dovrebbero cercarsi? Le loro diversità costitutive, la loro storia (uno è più grande e uno è più piccolo), le loro qualità e i loro interessi ([es. Caino e Abele:] uno accudisce la terra e l’altro è pastore) non diventano, come per gli altri due legami, motivi di attrazione. Ritorna la domanda: perché i fratelli dovrebbero (devono) volersi bene? Una motivazione dovrebbe venire dal fatto che sono stati formati nel medesimo grembo. Ma sembra più una sorta di memoria formale che una dynamis unitiva. [] Se il rimando allo stesso grembo non è poi così significativo, neppure una risposta che faccia riferimento agli interessi comuni («tu mi dai le pecore e io ricambio con i frutti della terra» – potremmo dire pensando a Gen 4,3-4) sembra portare lontano. Gli interessi non creano comunione e, a lungo andare, provocano divisioni violente.

Giovanni Salonia, Odòs, la Via della vita. Genesi e guarigione dei legami fraterni, EDB, Bologna 2008, pp. 43-44