– Cosa significa cambiare? – mi chiede.
– Dare significato diverso alle cose di sempre.
– I preti mi hanno svegliato con dei rumori.
– In maniera diversa… – rispondo, sostenendo la sua paura e voglia di cambiare.
– Potrei dire che sono allucinazioni.
I confini del delirio sono molto più flessibili, è possibile entrare ed uscire dai pensieri deliranti. Parla del delirio ma non in maniera impenetrabile, lo usa per evitare di sentire cose nuove, ma nello sfondo il ‘nuovo’ emerge, è sostenuto dalla relazione, va a guardarlo.
– In teoria nel delirio esiste qualcosa di vero?
– Chi delira capisce e sente cose vere, ma insopportabili e le proietta fuori come se questo fosse più tollerabile.
– La sento vicina, ma nello stesso tempo intrusiva, come se mi entrasse dentro.
– Come posso essere vicina ma non intrusiva?
– Vorrei che mi capisse senza che io mi senta toccato dentro.
– Ok, se non riesco a farlo me lo dica ed io mi fermo. 
Nel qui e ora della relazione sperimenta il ‘nuovo’.
Valeria Conte, Il lavoro con un paziente seriamente disturbato: l’evoluzione di una relazione terapeutica in G. Salonia,V. Conte, P. Argentino, Devo sapere subito se sono vivo. Saggi di psicopatologia gestaltica, Ed. Il pozzo di Giacobbe, p. 103


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