Ma dall’invidia è possibile guarire? La risposta non è semplice. Certamente ci è chiaro il ruolo essen­ziale dell’adulto che, se non si impaurisce delle emo­zioni vissute dal bambino anche quando sembrano incontenibili e le chiama per nome, riesce a offrirgli sostegno e contenimento. È in questo cammino di riappropriazione della realtà del desiderio, della bellezza dell’eccitazione, della gioia della vita – il cammino che conduce ‘ol­tre’ l’invidia – che le fiabe possono giocare un ruolo importante. La fiaba è “un dono d’amore” (L. Car­roll) che permette di aprire una ‘porticina magica’: la porticina della relazione – incantata, silenziosa e profonda – in cui tutto si può affrontare, di tutto si può parlare, anche delle cose più terribili e paurose, perché lo si fa da ‘lontano’, col linguaggio della metafora che coglie l’essenziale senza svelarlo, che dice senza dire, che narra nel pudore e nella delicatezza. Questa è la grande potenza delle fiabe: dire quello che non si può dire (M. Fragapane).

Dada Iacono – Ghery Maltese, “L’invidia, i bambini, le fiabe”, in Giovanni Salonia (ed.), “I come invidia”, Cittadella Editrice – Psicoguide, 1° Edizione Marzo 2015, pp. 89-90