Nella formazione ebraica, il giovane imparava a comprendere la vita alla luce della fede nel Dio che si era rivelato e si rivela nella storia. Questa sottolineatura ci permette di comprendere come, in ogni formazione, luogo centrale e decisivo della crescita sia proprio l’apprendere le chiavi di lettura della realtà e della vita. Non si tratta quindi di imparare comportamenti o nozioni, ma piuttosto di esplicitare, chiarificare ed eventualmente modificare il modo in cui si interpreta l’esistenza nelle sue varie vicissitudini. Nella dinamica della crescita, il lavoro sulla ermeneutica con la quale decodifichiamo la realtà nostra e altrui deve avere precedenza assoluta. Non le esperienze fanno il nostro mondo, ma, al contrario, è il nostro mondo a costituirle e dare loro senso. “Mondo” inteso come sistema interno di riferimento che dà significato ai vari eventi che accadono e li riconduce ad unità narrativa. Il compito formativo, quindi, non deve frantumarsi in mille direzioni o in molti livelli, ma deve puntare al cuore, e cioè al modo personale con cui si danno significati (vengono visti) ai fatti della vita. Molti problemi, personali e relazionali, apparentemente disparati, derivano invece sempre da uno stesso modo di vedere la vita, di impostare i rapporti con gli altri, di pensare se stessi e – per i credenti – Dio.
Giovanni Salonia, Kairòs – Direzione Spirituale e Animazione Comunitaria, EDB, Bologna 2006, p. 36