In Cenerentola è la rivalità fraterna che viene mes­sa in primo piano. I fratelli, si sa, sono i primi nemici, sono quegli intrusi che alimentano sentimenti di ge­losia e di invidia, ma anche coloro con cui l’amore e l’identificazione sono più stretti e più forti. Il bambino vive nei loro confronti sentimenti di profonda ambi­valenza. Sono proprio la vicinanza e la somiglianza a far scattare il confronto e quindi il rischio di un sen­timento di inferiorità o di perdita. La fiaba sostituisce ai rapporti tra fratelli e sorelle quelli tra fratellastri e sorellastre, proprio per affrontare ‘da lontano’ le emo­zioni e i sentimenti, in modo che il bambino possa esplorarli, attraversarli e integrarli. Le sorellastre sono brutte e invidiose di Ceneren­tola. Le strappano i vestiti e non le permettono così di andare al ballo. Ogni bambino teme di non poter conquistare l’amore dei genitori per la concorrenza dei fratelli e questo accende la rivalità. Anche nella fiaba di Perrault le sorellastre rappresentano il doppio di Cenerentola, la sua polarità negativa. Il bambino, a un certo punto della sua vita, può credere di meritare, per i suoi desideri segreti o cattivi, di essere umiliato, allontanato, relegato nella cenere. La strada di Cene­rentola è quella del riscatto e passa per compiti duri e difficili, come vagliare le lenticchie per poter andare al ballo. Bisogna essere in grado di separare il bene dal male per potere diventare principi e principesse.
Dada Iacono – Ghery Maltese, “L’invidia, i bambini, le fiabe”, in Giovanni Salonia (ed.), “I come invidia”, Cittadella Editrice – Psicoguide, 1° Edizione Marzo 2015, pp. 93-94