E’ dal contatto, dalla storia dei contatti che hanno fatto il suo corpo, che Antigone trae la forza per opporre il proprio diritto e il proprio potere al nomos vendicativo di Creonte. La tragedia di colei che era «nata per amare» (v. 523) svela però allo spettatore la sorte ben più amara di chi vive il potere come arbitrio e insolenza, distruggendo la vita degli altri e disdegnando la legge più forte di ogni altra, quella scritta nell’humus inaccessibile del nostro esser-ci. 
Chi si pone dinanzi all’altro da conquistatore demolisce il mondo della vita dinanzi a sé e non è soggetto di piacere inesausto, bensì di infelicità e smarrimento.


Antonio Sichera, Prefazione – Antigone. Perché?, in Giovanni Salonia, La grazia dell’Audacia. Per una lettura gestaltica dell’Antigone, ed. Il Pozzo di Giacobbe, Giugno 2012, pagg. 8-9