Possiamo applicare al fratello la metafora di Platone: il nostro sguardo percepisce se stesso nella pupilla di un altro occhio, per cui per vedere ci vogliono due occhi. Non possiamo percepire qualcosa se non attraverso la combinazione di immagini simili ma distinte. In una prospettiva evolutiva e clinica, si registrano nel primogenito ‘detronizzato’ reazioni di tal genere:
– fantasie narcisistiche di recupero di una posizione di centralità;
– rivendicazioni per avere subito un torto per la perdita dell’unicità, intolleranza verso il nuovo arrivato;
– repressione dell’emotività, dei desideri, per non perdere l’amore dei genitori e soddisfare le loro aspettative.
Come superare questo momento così doloroso? Fondamentale risulta essere il ruolo dei genitori. Quali sono gli atteggiamenti più opportuni da parte dei genitori? […] Possiamo concludere che i genitori non dovranno frustrare bruscamente l‘onnipotenza infantile, ma attraversare insieme al bambino il suo dolore e accogliere tutte le emozioni che emergeranno. Grazie all’esperienza del fratello, i genitori regaleranno al bambino la possibilità di entrare in contatto con il limite e sperimentare di non essere l’unico, ma di essere unico insieme ad altri (concetto gestaltico di co-centralità). Il bambino potrà muoversi così verso un terreno di realtà condivisa meno egocentrico.

Paola Aparo, Oltre l’edipo, un fratello per narciso, in GTK 4, Rivista di Psicoterapia, Dicembre 2013, pp. 50-51