Ritorna la domanda: e se Antigone avesse preso la forza di contrastare Creonte proprio dalla vicinanza affettiva con un padre-fratello? Quando la presenza paterna è per la giovane sostegno e conferma, si sviluppa la creatività femminile, che non è rabbia maschile contro il destino, ma è inno alla vita, apertura di spazi e di percorsi inediti verso pienezze di vita inesplorate. Compito di chi dà la vita – d’altronde – non è indicare i sentieri della sua pienezza e realizzazione? L’Antigone sofoclea vinta vince, vergine dà alla luce, morta rinasce. Il diritto degli affetti può anche essere negato da qualche legge e per qualche tempo, ma riemerge sempre indomito: Antigone non è rimasta sola. Quante vite, quante donne debbono essere sacrificate prima che la città apprenda la legge non scritta nella polisma inscritta nel corpo di ogni donna: “Sono nata non per odiare, ma per amare”? (v. 523)

Giovanni Salonia, La grazia dell’Audacia. Per una lettura gestaltica dell’Antigone, ed. Il Pozzo di Giacobbe, Giugno 2012, p. 31


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