In questa fase del ciclo vitale della coppia [fase proiettiva], emergono nuovi sentimenti e di conseguenza delle nuove percezioni che si hanno sull’altro. Qui i partner ‘rivedono l’altro’ e ‘sono visti’ in modo diverso e di conseguenza si possono attivare sentimenti nuovi per la coppia, ma antichi per ciascuno dei due. La reciproca frustrazione di non ritrovarsi più nell’altro può rendere questo periodo doloroso ma allo stesso tempo inevitabile e fisiologico per i due. […]  Ma oltre al dolore, alla rabbia e alla frustrazione, di sicuro la vergogna merita in questo momento un’attenzione particolare perché è il sentimento che più di altri rievoca e porta alla luce vissuti personali pregressi, ossia anteriori alla nascita della coppia. Così l’esperienza della vergogna sarà legata alla percezione che il nostro desiderio profondo non è, o non sarà, accolto. La vergogna ci fa quindi arretrare quando crediamo che non saremo accolti e quando non troviamo un sostegno sufficiente (interno o ambientale). Seguendo tale prospettiva in linea con l’epistemologia gestaltica, la vergogna è un «regolatore del nostro campo sociale». Entrando così in campo sentimenti nuovi, contrastanti ed ambigui verso l’altro e anche verso se stessi, la vergogna acquisisce una funzione regolativa della relazione perché ri-definisce la distanza e la vicinanza che intendo avere verso l’altro.

Daniele Marini, La vergogna nella coppia: un appello all’intimità, in GTK 4, Rivista di Psicoterapia, Dicembre 2013, pp. 128-129